Agrichef Festival 2026, la Calabria sul podio con “Maccarruni non ti scordar di noi”
28/03/2026
La Calabria sale sul podio dell’Agrichef Festival 2026 e conferma la propria capacità di raccontarsi attraverso una cucina profondamente legata alla terra, alla memoria e al lavoro delle comunità rurali. Alla finale nazionale svoltasi a Roma, la delegazione calabrese ha conquistato il secondo posto con un piatto dal nome evocativo, “Maccarruni non ti scordar di noi”, riuscendo a trasformare una preparazione identitaria in un messaggio più ampio sul valore dell’agricoltura, della formazione e delle filiere locali.
Il risultato ottenuto da Cia Agricoltori Italiani della Calabria non ha soltanto il peso di un riconoscimento gastronomico. Dentro questo piazzamento c’è infatti una visione precisa: la cucina rurale non viene presentata come repertorio folkloristico, ma come espressione concreta di un sistema produttivo che tiene insieme qualità agricola, saperi tramandati e capacità di innovare senza recidere il rapporto con il territorio.
Una squadra che unisce agriturismo, scuola e competenze
A rappresentare la Calabria è stata l’Azienda Agrituristica Leopoldo Fazzolari, con l’agrichef Maria Rosaria Cofone, affiancata dal Polo Tecnico Professionale “Luigi Einaudi” di Lamezia Terme sotto la guida del docente Domenico Guarino. Ai fornelli hanno lavorato anche le alunne Giusy Folino e Rossana Sirianni, protagoniste di una prova che ha messo in evidenza preparazione tecnica, partecipazione e consapevolezza del contesto in cui il piatto prende forma.
È proprio questo uno degli aspetti più significativi del risultato calabrese. L’Agrichef Festival, nella sua impostazione, punta a valorizzare la sinergia tra imprese agricole e mondo della formazione. La presenza delle studentesse accanto all’agrichef non ha quindi un valore accessorio o simbolico, ma racconta un metodo di lavoro che investe sul trasferimento delle competenze, sulla costruzione di nuove professionalità e su un’idea di cucina che nasce dalla conoscenza diretta del prodotto e del paesaggio agricolo da cui proviene.
Quando agriturismo e scuola riescono a collaborare in modo credibile, il risultato va oltre la singola competizione. Si costruisce una filiera culturale oltre che produttiva, capace di dare continuità ai mestieri del cibo e di formare figure professionali che non si limitino all’esecuzione tecnica, ma sappiano leggere il valore economico, sociale e identitario di ciò che portano in tavola.
“Maccarruni non ti scordar di noi”, un piatto che racconta identità e memoria
Il piatto presentato alla finale nazionale, “Maccarruni non ti scordar di noi”, ha convinto la giuria perché racchiude in modo nitido il patrimonio gastronomico calabrese. Il nome richiama immediatamente una cucina che custodisce memoria, appartenenza e radicamento, mentre la preparazione restituisce il senso di una tradizione che non vive di nostalgia, ma di continuità concreta nelle mani di chi la conosce e la rinnova.
La proposta è stata accompagnata nella degustazione dal vino Annibale della cantina Le Moire, scelta che ha contribuito a completare il racconto del territorio. Anche questo dettaglio ha un peso preciso: nelle competizioni dedicate alla cucina agricola e agrituristica, l’abbinamento non serve soltanto a esaltare i sapori, ma diventa parte integrante di una narrazione che mette in relazione prodotto, filiera e contesto locale.
Il successo del piatto segnala quanto la Calabria riesca a esprimere una cucina riconoscibile quando parte dalle proprie matrici più solide. Pasta, vino, lavoro agricolo, memoria familiare e capacità di accoglienza entrano in un’unica costruzione gastronomica che non ha bisogno di artifici per essere efficace. È questa essenzialità consapevole, spesso, a rendere più forte il valore delle cucine regionali quando si confrontano su palcoscenici nazionali.
Un riconoscimento che rafforza il ruolo della Calabria nell’enogastronomia italiana
Il secondo posto conquistato a Roma assume un significato rilevante anche per il lavoro portato avanti da Cia Calabria nella promozione dell’agricoltura multifunzionale e dell’accoglienza agrituristica. Manifestazioni come l’Agrichef Festival offrono infatti una vetrina utile, ma soprattutto mettono in evidenza un modello di sviluppo che nelle aree rurali può generare valore aggiunto, occupazione e nuova attrattività.
Nel risultato ottenuto si legge la conferma di una direzione precisa: investire sui giovani, sostenere la formazione, valorizzare le produzioni locali e trasformare la qualità agricola in esperienza gastronomica. In questo modo l’agricoltura non resta confinata alla dimensione primaria della produzione, ma si apre a funzioni complementari che riguardano l’ospitalità, la narrazione del territorio e la costruzione di un’identità competitiva nel panorama agroalimentare italiano.
Per la Calabria, il podio dell’Agrichef Festival 2026 non è soltanto un motivo di soddisfazione. È anche il segnale che un modello fondato su territorio, tradizione e innovazione può produrre risultati concreti e riconoscibili. Lavorare sulla cucina rurale, sulle relazioni tra scuola e impresa agricola e sulla qualità delle filiere significa dare forma a un patrimonio che non appartiene soltanto al passato, ma continua a generare possibilità per il presente e per il futuro delle comunità locali.
Articolo Precedente
Calabria, il turismo esperienziale entra al centro della strategia regionale: oltre 300 partecipanti al Forum di Falerna Marina
Articolo Successivo
Confcommercio Crotone, Emilia Noce eletta presidente per acclamazione
Andrea Bianchi è web editor e reporter digitale specializzato in eventi e vita urbana. Racconta la città con uno stile diretto e dinamico, sempre sul campo con microfono e videocamera.