Beni confiscati, rinnovato l’accordo tra ANBSC e Regione Calabria per riuso e rigenerazione
20/04/2026
Un nuovo triennio di collaborazione per rafforzare il riutilizzo dei beni confiscati alla criminalità organizzata e trasformarli in strumenti concreti di legalità, sviluppo e coesione sociale. È questo il significato del rinnovo dell’Accordo istituzionale tra l’Agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati e la Regione Calabria, firmato al Viminale alla presenza della sottosegretaria all’Interno con delega ai beni confiscati Wanda Ferro.
L’intesa, sottoscritta per la prima volta nel 2023, viene ora prorogata per un ulteriore triennio con l’obiettivo di rendere ancora più efficace la politica di valorizzazione del patrimonio confiscato presente sul territorio calabrese. Il protocollo punta a favorire nuove modalità di riuso, recupero e rigenerazione urbana, anche attraverso la possibile collocazione di presidi delle Forze di Polizia in immobili sottratti alla criminalità. A firmare il rinnovo sono stati il direttore dell’Agenzia nazionale, il prefetto Maria Rosaria Laganà, e l’assessore regionale con delega a Legalità e Sicurezza e Valorizzazione dei beni confiscati, Antonio Montuoro.
Un’intesa che punta a rafforzare il coordinamento istituzionale
Secondo la sottosegretaria Wanda Ferro, il rinnovo del protocollo rappresenta un passaggio di grande rilievo perché consolida un modello di collaborazione istituzionale che, nella sua prima fase di applicazione, ha già prodotto risultati concreti. Ferro ha richiamato il lavoro sinergico costruito con la Regione guidata dal presidente Roberto Occhiuto, sottolineando come la scelta di attribuire una delega specifica ai beni confiscati abbia contribuito a dare maggiore continuità e incisività all’azione amministrativa.
La Calabria, del resto, resta una delle regioni più coinvolte sul fronte della gestione e della destinazione dei beni sottratti alla criminalità organizzata. I numeri richiamati dalla sottosegretaria fotografano in modo chiaro la dimensione del fenomeno: gli immobili destinati sono 3.869, di cui 3.164 già trasferiti al patrimonio degli enti locali. A questi si aggiungono 289 aziende destinate e 439 ancora in gestione per iter giudiziario, delle quali 256 già definitivamente confiscate. Dati che mostrano quanto il tema non riguardi soltanto il contrasto alla criminalità, ma anche la capacità delle istituzioni di restituire utilità pubblica a patrimoni spesso rimasti a lungo in una condizione di stallo.
Dalla demolizione degli ecomostri al riutilizzo sociale degli immobili
Nel primo periodo di validità dell’accordo, l’intesa tra ANBSC e Regione Calabria ha consentito la costruzione di un canale stabile di dialogo tra diversi livelli di governo, favorendo interventi finanziati con risorse regionali finalizzati alla rigenerazione del territorio nel rispetto della legalità. Una delle azioni più significative ha riguardato la demolizione di beni abusivi radicalmente insanabili, realizzati dalla criminalità organizzata in assenza o in difformità dagli strumenti urbanistici.
Tra gli esempi più emblematici rientra la demolizione del cosiddetto “Palazzo Mangeruca” di Melissa, nel Crotonese, e la successiva realizzazione di un’area camper al posto dell’ecomostro. Un caso che viene spesso richiamato come simbolo del possibile cambio di destinazione di luoghi segnati dall’abusivismo e dall’illegalità, poi restituiti a una funzione utile per la collettività.
Accanto a questi interventi, si sono dimostrate efficaci anche le misure legate alla condivisione dei dati e all’esame congiunto dei casi più complessi, un aspetto che ha permesso di individuare soluzioni operative più rapide e coordinate. È proprio su questa esperienza che si fonda il nuovo rinnovo, pensato per accelerare ulteriormente i processi di destinazione e riutilizzo e per sostenere progetti capaci di avere un impatto urbano, sociale ed economico più evidente.
Gli investimenti della Regione e il nodo delle aziende confiscate
L’assessore Antonio Montuoro ha definito il rinnovo del protocollo la prosecuzione di un percorso virtuoso che la Regione Calabria intende rafforzare con una nuova programmazione. Nel suo intervento ha ricordato che la Calabria è oggi la Regione che ha investito le maggiori risorse su questo fronte, con oltre 40 milioni di euro destinati ai beni confiscati e circa 10 milioni di euro per i presidi di legalità, come caserme e immobili destinati alle Forze di Polizia. Risorse che derivano da un lavoro condiviso con le autorità di pubblica sicurezza e con gli uffici giudiziari.
Un altro aspetto richiamato dalla sottosegretaria Ferro riguarda il destino delle aziende confiscate. L’obiettivo dichiarato è accompagnare quelle realtà imprenditoriali che possono superare il cosiddetto “shock di legalità”, vale a dire la fase delicata in cui un’impresa sottratta alla criminalità deve essere rimessa in condizione di operare sul mercato in modo sano e competitivo. Il tema è particolarmente delicato, perché la salvaguardia di queste realtà significa tutelare posti di lavoro, filiere produttive e presidio economico nei territori più esposti.
Nel quadro delineato dal rinnovo dell’accordo, i beni confiscati vengono dunque letti non soltanto come simboli della vittoria dello Stato sulla criminalità organizzata, ma come strumenti concreti di crescita, sicurezza e fiducia nelle istituzioni. Garantire stabilità e continuità a questa azione coordinata, è stato ribadito al Viminale, rappresenta una priorità politica e amministrativa.
Un modello che si estende anche ad altre Regioni
L’esperienza maturata in Calabria ha fatto da apripista anche ad altri accordi istituzionali successivamente firmati con Regione Siciliana, Regione Lombardia e Regione Campania, mentre un’intesa analoga è annunciata a breve anche con la Regione Piemonte. Un passaggio che conferma come il modello sperimentato in Calabria venga considerato una base utile per costruire, in altri contesti regionali, strumenti di collaborazione stabili tra l’Agenzia nazionale, le amministrazioni territoriali e gli altri livelli istituzionali coinvolti.
La firma del rinnovo al Viminale rafforza quindi una linea di intervento che punta a trasformare il patrimonio confiscato in un’infrastruttura pubblica di legalità. Un processo complesso, che richiede investimenti, coordinamento e visione amministrativa, ma che continua a rappresentare uno dei terreni più concreti su cui si misura la capacità dello Stato di restituire ai cittadini ciò che la criminalità aveva sottratto al territorio.
Annalisa Biasi è content creator e articolista focalizzata su cultura, attualità e storie dal territorio. Ama raccontare persone ed eventi con uno stile chiaro, empatico e contemporaneo.