Centro storico, al via il monitoraggio degli edifici degradati
09/04/2026
Nel centro storico si apre una nuova fase di controllo e ricognizione sugli immobili in stato di degrado, con l’obiettivo di affrontare in modo più sistematico una questione che da tempo incide sul decoro urbano, sulla sicurezza e sulla qualità complessiva dello spazio pubblico. Ad annunciare l’avvio del percorso è Daniela Palaia, consigliera comunale delegata alla valorizzazione del centro storico, che ha illustrato l’impostazione di un lavoro destinato a entrare nella sua fase operativa entro poche settimane.
Il progetto nasce da un confronto istituzionale attivato dopo episodi che hanno riportato l’attenzione sulle condizioni di alcuni immobili, a partire dalla frana verificatasi in via Carlo V e dalla successiva demolizione di un edificio ritenuto pericoloso per l’incolumità pubblica. Da quel passaggio si è consolidata la volontà dell’amministrazione di dotarsi di uno strumento più strutturato per leggere e affrontare il fenomeno del degrado edilizio nel cuore cittadino.
Un tavolo tecnico per fotografare il degrado e definire le priorità
La prima risposta concreta è stata la costituzione di un tavolo di lavoro che riunisce soggetti con competenze diverse ma complementari: l’Ordine degli Architetti, la Soprintendenza, la Polizia Locale e diversi settori del Comune, tra cui Urbanistica, Patrimonio edilizia privata e Avvocatura. Un’impostazione che lascia intendere la volontà di affrontare il tema non come semplice questione estetica, ma come nodo complesso in cui si intrecciano tutela del patrimonio, sicurezza, proprietà privata, procedure amministrative e responsabilità pubbliche.
Il tavolo ha già svolto una prima riunione, alla presenza anche del sindaco Nicola Fiorita, e da questo primo confronto è emersa la scelta di procedere con la definizione di un protocollo di intesa tra gli enti coinvolti. Sarà questo il passaggio formale che consentirà di dare avvio alla fase operativa sul campo, attraverso una mappatura puntuale degli immobili degradati o abbandonati in un’area definita del centro storico.
La logica scelta dall’amministrazione è quella di partire dalla conoscenza dettagliata del problema. Prima di immaginare soluzioni o interventi, occorre capire con precisione quali siano gli edifici critici, in che stato si trovino, quali vincoli insistano su ciascun immobile e quali strumenti giuridici o amministrativi possano essere concretamente attivati. È un passaggio meno visibile di un intervento edilizio, ma decisivo per evitare approcci generici o inefficaci.
Il caso simbolo di via De Grazia e il nodo delle responsabilità
Tra gli esempi citati da Palaia, uno dei più emblematici è quello dell’impalcatura presente in via De Grazia, divenuta nel tempo un simbolo di immobilismo e trascuratezza. Secondo quanto riferito, la struttura sarebbe stata autorizzata originariamente per un periodo di soli trenta giorni, ma risulterebbe ancora presente a distanza di quindici anni, senza una funzione reale e con un evidente impatto negativo sull’immagine dell’area.
Il caso, però, non si esaurisce nel tema del decoro. Dalla verifica amministrativa sarebbe emerso anche un ulteriore profilo: l’occupazione di suolo pubblico non avrebbe prodotto nel tempo il corrispettivo economico dovuto al Comune. Per questo gli uffici avrebbero già notificato alla proprietà un avviso di accertamento. È un dettaglio che aiuta a comprendere la portata più ampia del lavoro che si intende avviare: dietro molti immobili degradati si nascondono infatti vicende stratificate, ritardi, contenziosi, omissioni e situazioni irrisolte che richiedono un’azione calibrata caso per caso.
Ed è proprio questo uno degli elementi più realistici dell’approccio annunciato. L’amministrazione riconosce apertamente che non esiste una soluzione unica applicabile a tutti gli edifici. Ogni immobile presenta una storia specifica, fatta di proprietà, vincoli, abbandoni, autorizzazioni scadute o interventi mai conclusi. Di conseguenza, la mappatura non viene presentata come un adempimento formale, ma come la base indispensabile per costruire interventi differenziati e giuridicamente sostenibili.
Il centro storico, in molte città italiane, è spesso il luogo in cui convivono il massimo valore simbolico e le fragilità più evidenti. Recuperarne il decoro non significa soltanto migliorare l’immagine urbana, ma restituire funzione, sicurezza e dignità a spazi che rappresentano un pezzo essenziale dell’identità collettiva. La sfida, ora, sarà trasformare il monitoraggio annunciato in un percorso capace di produrre risultati concreti e visibili in tempi ragionevoli.
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Andrea Bianchi è web editor e reporter digitale specializzato in eventi e vita urbana. Racconta la città con uno stile diretto e dinamico, sempre sul campo con microfono e videocamera.