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Pac post 2027, partita aperta a Bruxelles: Cia chiede all’Italia una linea di difesa senza ambiguità

04/03/2026

Pac post 2027, partita aperta a Bruxelles: Cia chiede all’Italia una linea di difesa senza ambiguità

Il negoziato sulla Politica agricola comune dopo il 2027 è entrato nella sua fase più sensibile: quella in cui, dietro formule tecniche e architetture di bilancio, si decide quanta autonomia avrà ancora l’agricoltura europea e quanto spazio resterà, nei fatti, al sostegno del reddito e alla tenuta delle aree rurali. In vista dei prossimi appuntamenti istituzionali – Consiglio Agrifish e Consiglio Affari Generali – Cia-Agricoltori Italiani alza il livello dell’attenzione e chiede al Governo una posizione nitida su risorse, governance e destinazione dei fondi nel Quadro finanziario pluriennale 2028-2034.

Il nodo dei fondi: perché la “Pac dentro un Fondo unico” preoccupa il settore

Per la Confederazione, il rischio più concreto sta nell’ipotesi del cosiddetto Fondo unico europeo: un contenitore più ampio in cui far confluire capitoli diversi, con la conseguenza di rendere l’agricoltura una voce tra le altre, negoziata di volta in volta e potenzialmente sacrificabile in nome di priorità concorrenti. Il punto, qui, non è difendere un recinto corporativo, ma preservare l’efficacia di una politica che, quando è riconoscibile e dotata di regole proprie, consente programmazione, controlli, obiettivi misurabili; quando diventa un sottoinsieme indistinto, si espone a tagli indiretti, rimodulazioni continue, tempi decisionali più lunghi.

Il presidente nazionale Cristiano Fini, alla vigilia dei consigli europei competenti, sollecita i ministri italiani a “tenere la schiena dritta” sulla centralità dell’agricoltura nelle politiche dell’Unione, ricordando che il negoziato resta aperto nonostante alcuni passaggi favorevoli già incassati: l’aver evitato tagli lineari oltre il 20% al bilancio agricolo e l’incremento di circa un miliardo di euro per l’Italia rispetto alla programmazione precedente. Risultati che, nella lettura di Cia, non autorizzano alcun abbassamento di guardia: bastano poche scelte di architettura finanziaria per svuotare di sostanza cifre apparentemente intatte.

Regolamenti autonomi, Ocm e governance: l’allarme sulla frammentazione nel Mercato unico

Cia chiede che la Pac post 2027 mantenga un regolamento settoriale autonomo, senza essere assorbita nei Piani di partenariato nazionali e regionali. L’obiezione è precisa: inserire l’agricoltura in strumenti di programmazione “generalisti” rischia di produrre frammentazione, con criteri diversi tra Paesi e perfino tra territori, alimentando distorsioni della concorrenza nel Mercato unico e indebolendo la visione comune che, fin dall’origine, ha fatto della Pac una leva di coesione europea.

C’è poi la questione della catena decisionale. Per la Confederazione, la competenza deve restare saldamente in capo ai ministri dell’Agricoltura, preservando la specificità dei regolamenti Pac e Ocm: in caso contrario, la politica agricola finirebbe per dipendere da equilibri interministeriali e multilivello che aumentano la complessità burocratica e riducono la prevedibilità per le imprese, già esposte a volatilità climatica e instabilità dei mercati.

Sul versante delle risorse, Cia chiede certezze giuridiche e vincoli reali: la quota del 10% destinata allo sviluppo rurale deve restare effettivamente ancorata al settore agricolo, senza possibilità di riallocazioni che ne riducano l’impatto. Allo stesso tempo, eventuali fondi non spesi dovrebbero essere indirizzati prioritariamente agli agricoltori, evitando che l’inefficienza amministrativa o i ritardi procedurali si traducano, paradossalmente, in minore sostegno a chi produce.

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Andrea Bianchi

Andrea Bianchi è web editor e reporter digitale specializzato in eventi e vita urbana. Racconta la città con uno stile diretto e dinamico, sempre sul campo con microfono e videocamera.