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Smog in calo, ma la soglia del 2030 è già un test di realtà

01/03/2026

Smog in calo, ma la soglia del 2030 è già un test di realtà

Il 2025 consegna un dato che, sulla carta, fa respirare: soltanto 13 capoluoghi hanno superato il limite giornaliero di PM10 consentito dalla normativa vigente (50 µg/m³ per massimo 35 giorni). È un miglioramento netto rispetto all’anno precedente e un segnale che alcune misure, insieme a condizioni meteo più favorevoli in diversi territori, hanno prodotto effetti misurabili. Il problema è che l’Europa ha già fissato l’asticella successiva e, osservando quei nuovi valori, la fotografia cambia tono: la traiettoria italiana resta troppo lenta per arrivare pronta al 1° gennaio 2030, quando entreranno in vigore limiti più stringenti per PM10, PM2.5 e NO2.

I numeri del 2025: meno sforamenti, ma Palermo resta un caso

Nel rapporto “Mal’Aria di città 2026”, Legambiente colloca la “maglia nera” a Palermo: la centralina di via Belgio ha registrato 89 giorni oltre il limite giornaliero di PM10. Seguono Milano (66 sforamenti), Napoli (64) e Ragusa (61). Sotto quota 60 compaiono Frosinone (55), Lodi e Monza (48), Cremona e Verona (44), Modena (40), Torino (39), Rovigo (37) e Venezia (36). Nella restante parte dei capoluoghi monitorati non risultano superamenti oltre i limiti di legge, e non emergono sforamenti dei valori annuali previsti dall’attuale quadro normativo per PM10, PM2.5 e biossido di azoto.

Il dato positivo, però, non autorizza letture autoassolutorie. La qualità dell’aria non si misura con un solo indicatore e, soprattutto, non si governa a colpi di emergenze: basta una stagione sfavorevole, o una combinazione di pressioni emissive e inversioni termiche, per riportare indietro l’orologio.

Il 2030 riscrive la mappa: molte città “fuorilegge” con i nuovi limiti

La nuova direttiva europea sulla qualità dell’aria porta i valori obiettivo al 2030 su livelli più severi (tra cui 20 µg/m³ per PM10 e NO2, 10 µg/m³ per PM2.5, come riportato nelle analisi di Legambiente e nei materiali divulgativi sul nuovo impianto UE). Applicandoli ai dati attuali, risulterebbe fuori parametro il 53% dei capoluoghi per PM10, il 73% per PM2.5 e il 38% per NO2. È un salto che non dipende da un “trucco” statistico: è la conseguenza di standard costruiti per avvicinare l’Unione alle indicazioni dell’OMS e ridurre il peso sanitario dell’inquinamento urbano.

A rendere più teso il contesto si aggiunge la nuova procedura di infrazione avviata a gennaio 2026 per il mancato aggiornamento del Programma nazionale di controllo dell’inquinamento atmosferico previsto dalla direttiva NEC (2016/2284): un richiamo formale che riporta la questione sul terreno delle responsabilità amministrative e della pianificazione, non soltanto su quello delle buone intenzioni.

Legambiente chiede al Governo di rafforzare le politiche per la qualità dell’aria, respingendo l’idea di tagliare risorse proprio mentre compaiono segnali di miglioramento. La lista delle leve è nota, ma richiede decisioni coerenti: mobilità e trasporto pubblico, riscaldamento domestico, emissioni industriali, agricoltura e allevamenti intensivi, con un’attenzione particolare al bacino padano, dove le criticità si sono spostate anche verso centri medio-piccoli e aree rurali.

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Annalisa Biasi

Annalisa Biasi è content creator e articolista focalizzata su cultura, attualità e storie dal territorio. Ama raccontare persone ed eventi con uno stile chiaro, empatico e contemporaneo.