Turismo Verde-Cia, Mario Grillo confermato presidente: l’agriturismo punta su aree interne e multifunzionalità
09/04/2026
La riconferma di Mario Grillo alla guida di Turismo Verde-Cia segna la continuità di una linea che negli ultimi anni ha contribuito a ridefinire il ruolo dell’agriturismo nel sistema agricolo italiano. Non più soltanto ospitalità rurale o segmento collaterale dell’attività agricola, ma componente sempre più strutturata di un modello economico capace di unire produzione, servizi, identità territoriale e coesione sociale.
È dentro questa prospettiva che si inserisce il nuovo mandato del presidente dell’associazione agrituristica di Cia Agricoltori Italiani, chiamato a guidare una fase in cui l’agriturismo si trova a misurarsi con sfide normative, trasformazioni del mercato e nuove domande legate alla sostenibilità, all’esperienza autentica e alla vitalità delle aree interne.
Imprenditore calabrese, classe 1973, Grillo è titolare di un’azienda biologica a Camigliatello Silano, in Sila, che rappresenta in modo piuttosto emblematico il modello di agricoltura multifunzionale oggi al centro del dibattito. Una realtà estesa su circa 150 ettari, capace di integrare allevamento, ospitalità, attività didattiche, servizi sociali e commercio online. Una struttura che riflette con chiarezza la direzione verso cui molte aziende agricole stanno cercando di evolvere per restare competitive e radicate nel territorio.
Agriturismo come presidio economico e sociale delle aree rurali
Nel programma annunciato per il nuovo mandato, Turismo Verde-Cia intende rafforzare il posizionamento dell’agriturismo come presidio attivo delle aree interne, cioè di quei territori che più di altri scontano fragilità infrastrutturali, spopolamento e progressiva rarefazione dei servizi. In questo scenario, l’azienda agricola multifunzionale assume una funzione che supera il perimetro economico tradizionale e si avvicina sempre più a un ruolo di presidio sociale.
L’agriturismo, in questa visione, non viene considerato solo come luogo di accoglienza o esperienza turistica, ma come nodo territoriale capace di generare relazioni, offrire servizi di prossimità, valorizzare i prodotti locali e tenere viva la presenza umana nei contesti più periferici. È un passaggio rilevante, perché riconosce all’impresa agricola una funzione pubblica indiretta, soprattutto lungo i Cammini d’Italia e nelle zone meno raggiunte dai flussi tradizionali.
Secondo Grillo, per sostenere davvero questa evoluzione serve però una revisione normativa più aderente alla realtà operativa delle imprese. Il tema non è secondario: molte attività connesse all’agriturismo continuano infatti a scontrarsi con regole regionali non sempre uniformi o pienamente aggiornate rispetto alle nuove forme di accoglienza e di diversificazione del reddito agricolo.
La richiesta avanzata dal presidente riguarda soprattutto una maggiore flessibilità gestionale e una definizione più chiara delle attività agricole connesse, in modo da consentire alle aziende di intercettare con più efficacia i nuovi trend del turismo rurale senza muoversi in una zona grigia sul piano regolatorio.
Formazione, cucina contadina e sostenibilità nel nuovo programma
Uno dei pilastri del nuovo mandato sarà la valorizzazione del marchio Agrichef, diventato negli anni uno degli strumenti più riconoscibili per qualificare l’offerta gastronomica agrituristica. L’obiettivo è rafforzare i percorsi di formazione continua e consolidare il Festival nazionale sviluppato insieme agli istituti alberghieri, con l’intento di creare competenze professionali capaci di interpretare la cucina contadina in chiave contemporanea, senza snaturarne identità e radici.
Il tema della formazione, in questo quadro, non riguarda soltanto la ristorazione. Tocca più in generale la capacità dell’agriturismo italiano di evolvere come impresa complessa, in cui ospitalità, racconto del territorio, sostenibilità, organizzazione aziendale e relazione con il cliente richiedono competenze sempre più articolate.
Accanto a questo asse, proseguirà anche il lavoro sulla sostenibilità, con il progetto “Così buono da portarlo a casa”, che promuove l’uso della doggy bag negli agriturismi come pratica di contrasto allo spreco alimentare. Un’iniziativa semplice solo in apparenza, perché intercetta un cambiamento culturale che riguarda il modo in cui il settore dell’accoglienza viene percepito dai consumatori e il tipo di responsabilità che oggi si richiede alle imprese.
Una visione che parte dalla Calabria e guarda al sistema Paese
La riconferma di Grillo assume anche un valore simbolico per la Calabria, perché premia un’esperienza imprenditoriale costruita in un contesto spesso raccontato più per le sue fragilità che per la sua capacità di innovazione. Il modello sviluppato a Camigliatello Silano mostra invece come un’azienda agricola del Mezzogiorno possa posizionarsi in modo competitivo, puntando su biologico, diversificazione, servizi e qualità dell’esperienza.
È un messaggio che va oltre la singola nomina. Indica una traiettoria possibile per l’agricoltura italiana: quella di un settore che resta produttivo ma amplia la propria funzione economica, culturale e sociale, aprendosi a nuovi pubblici e nuovi mercati senza perdere il legame con la terra e con i territori da cui nasce.
Con il nuovo mandato di Turismo Verde-Cia, il tema dell’agriturismo torna così al centro come questione agricola, turistica e territoriale insieme. E proprio da questa capacità di tenere insieme più dimensioni dipenderà, in buona parte, la sua forza nei prossimi anni.
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