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Zucchero, Cia chiede un tavolo nazionale per salvare la filiera bieticolo-saccarifera

05/03/2026

Zucchero, Cia chiede un tavolo nazionale per salvare la filiera bieticolo-saccarifera

La filiera bieticolo-saccarifera italiana attraversa una fase critica che rischia di compromettere definitivamente la produzione nazionale di zucchero. Per questo Cia–Agricoltori Italiani sollecita l’apertura urgente di un tavolo nazionale di confronto tra istituzioni, agricoltori e industria di trasformazione, con l’obiettivo di definire un piano straordinario capace di rilanciare un comparto che negli ultimi vent’anni ha subito un drastico ridimensionamento.

La richiesta nasce dall’analisi di dati che evidenziano un progressivo indebolimento della filiera. La produzione nazionale di zucchero, un tempo in grado di coprire il fabbisogno interno, oggi dipende in larga misura dalle importazioni. Una condizione che, secondo l’organizzazione agricola, espone il Paese a una crescente vulnerabilità sul piano della sicurezza alimentare e della competitività agricola.

Superfici crollate e produzione sempre più dipendente dall’estero

Prima della riforma europea dell’OCM Zucchero del 2006, la coltivazione della barbabietola rappresentava uno dei pilastri dell’agricoltura italiana. Il settore contava oltre 250 mila ettari coltivati, 19 zuccherifici attivi e una produzione superiore a 1,5 milioni di tonnellate, sufficiente a garantire l’autosufficienza nazionale.

Il quadro attuale è profondamente cambiato. Le superfici dedicate alla barbabietola sono scese a meno di 19 mila ettari, mentre l’Italia copre con la produzione interna soltanto una parte minima del proprio fabbisogno. Circa l’80% dello zucchero consumato nel Paese proviene dall’estero, con una dipendenza che si è consolidata negli anni.

Secondo Cia, questa situazione evidenzia la perdita progressiva di una filiera agroindustriale che per decenni ha generato valore economico, occupazione e stabilità produttiva in numerosi territori.

Lo stop allo stabilimento di Pontelongo

A rendere ancora più fragile il comparto contribuisce la sospensione dell’attività dello stabilimento di Pontelongo, nel Padovano, prevista per il 2026. Con questo stop, l’Italia rimarrebbe con un solo zuccherificio operativo, quello di Minerbio, in Emilia-Romagna.

La chiusura dell’impianto veneto rappresenta un ulteriore ridimensionamento di una filiera già ridotta. Nel territorio del Veneto, infatti, la coltivazione della barbabietola coinvolge ancora circa 4 mila ettari, sostenendo un sistema agricolo che rischia ora di perdere uno dei principali punti di riferimento industriali.

Per Cia la progressiva riduzione degli stabilimenti mette a rischio posti di lavoro, investimenti e competenze tecniche, oltre a compromettere la continuità produttiva di un settore storicamente radicato nell’agricoltura italiana.

Una coltura strategica per l’equilibrio agronomico

Nonostante le difficoltà, la barbabietola continua a svolgere un ruolo importante dal punto di vista agronomico. La coltura contribuisce alla fertilità del suolo e rappresenta un elemento essenziale nelle rotazioni colturali, migliorando la sostenibilità delle produzioni agricole.

Negli ultimi anni il settore ha dovuto confrontarsi con diversi fattori critici: aumento dei costi energetici, restrizioni normative europee sull’uso dei fitofarmaci e una concorrenza internazionale particolarmente intensa. Secondo Cia, parte della competizione con i Paesi extra-Ue avviene in condizioni non sempre caratterizzate da piena reciprocità nelle regole produttive.

Un piano straordinario per rilanciare lo zucchero italiano

Per la Confederazione agricola non è più sufficiente intervenire con misure temporanee. La proposta è costruire una strategia strutturale di rilancio che coinvolga tutti gli attori della filiera: agricoltori, industria, istituzioni nazionali e regionali.

Tra le azioni ritenute prioritarie figurano misure di sostegno specifiche per il settore, strumenti di tutela rispetto alle importazioni e investimenti in ricerca e innovazione, anche attraverso l’utilizzo delle Tecniche di evoluzione assistita (TEA) per migliorare la resilienza delle colture.

Il presidente nazionale di Cia, Cristiano Fini, sottolinea la necessità di un intervento tempestivo: l’Italia, secondo l’organizzazione agricola, non può permettersi di abbandonare definitivamente la produzione nazionale di zucchero. L’apertura di un tavolo di filiera rappresenterebbe il primo passo per salvaguardare un comparto che continua a rappresentare lavoro, sostenibilità agricola e tradizione produttiva.

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Annalisa Biasi

Annalisa Biasi è content creator e articolista focalizzata su cultura, attualità e storie dal territorio. Ama raccontare persone ed eventi con uno stile chiaro, empatico e contemporaneo.