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Agia-Cia, Matteo Pagliarani eletto presidente: i giovani rilanciano il futuro dell’agricoltura

19/04/2026

Agia-Cia, Matteo Pagliarani eletto presidente: i giovani rilanciano il futuro dell’agricoltura

Da Roma arriva un segnale politico e generazionale che il mondo agricolo osserva con particolare attenzione. La VII Assemblea elettiva di Agia-Cia, ospitata all’Auditorium Giuseppe Avolio e intitolata “Destinazione Agricoltura 2066”, ha segnato il passaggio di consegne alla guida dell’Associazione Giovani Imprenditori Agricoli, con l’elezione di Matteo Pagliarani alla presidenza nazionale. Un cambio alla guida che si colloca dentro una fase complessa per il comparto primario, chiamato a confrontarsi con redditività incerta, ricambio generazionale insufficiente e un apparato burocratico che continua a pesare sulla competitività delle imprese.

Una nuova guida per affrontare i nodi strutturali del comparto

Pagliarani, 31 anni, perito agrario e imprenditore romagnolo con un percorso già consolidato anche sul piano internazionale, porta alla guida di Agia-Cia un profilo che unisce esperienza associativa e visione europea. Il suo passato da vicepresidente del Consiglio europeo dei giovani agricoltori, il Ceja, restituisce l’immagine di una figura abituata a ragionare in una dimensione ampia, dove le dinamiche nazionali si intrecciano con le scelte comunitarie e con le trasformazioni profonde che stanno ridefinendo il settore agricolo.

La linea indicata per i prossimi anni si concentra su tre direttrici che toccano il cuore dei problemi aperti: certezza del reddito, ricambio generazionale e semplificazione burocratica. Tre temi che, letti insieme, compongono una piattaforma di lavoro precisa. Senza redditività non si consolida alcuna impresa; senza giovani non si garantisce continuità al sistema produttivo; senza una pubblica amministrazione più snella si riduce la capacità stessa delle aziende di investire, programmare e innovare.

Il dato emerso durante l’assemblea aiuta a comprendere la portata della sfida: l’età media degli imprenditori agricoli italiani è oggi di 59 anni. È un numero che pesa come un indicatore strutturale, perché descrive un comparto in cui il ricambio procede con lentezza e in cui l’ingresso delle nuove generazioni incontra ancora ostacoli economici, normativi e organizzativi. L’obiettivo che Agia-Cia si pone al 2066, portare i giovani imprenditori a rappresentare il 30% del totale, appare ambizioso, ma proprio per questo restituisce la misura di quanto il tema non sia più rinviabile.

Il protagonismo della Calabria e la richiesta di una visione lunga

In questo quadro, la Calabria ha avuto un ruolo visibile e politicamente significativo, presentandosi all’assemblea con una delegazione numerosa e qualificata guidata dalla presidente regionale Maria Possidente. Accanto a lei hanno partecipato ai lavori Alessandra Mazzei, Barbara Milone, Michele Porco, Pietro Rotundo, Giovanni Alampi e Alfonso Polimeni, a conferma della volontà di presidiare un passaggio che riguarda da vicino anche il futuro dell’agricoltura meridionale.

Le parole di Possidente restituiscono con chiarezza l’orizzonte entro cui i giovani agricoltori calabresi intendono muoversi: contribuire in modo attivo alla definizione delle politiche nazionali ed europee, collaborando sui dieci pilastri programmatici indicati dal nuovo presidente. Tra questi emergono temi decisivi come l’accesso alla terra, attraverso la Banca della Terra, la necessità di un credito più vicino alle imprese, la semplificazione burocratica e il pieno riconoscimento del ruolo delle donne in agricoltura.

Per la Calabria, il significato di questa partecipazione va oltre la dimensione associativa. In una regione dove l’agricoltura continua a rappresentare una componente essenziale dell’economia e dell’identità territoriale, parlare di innovazione, permanenza dei giovani e investimenti significa affrontare insieme la questione dello sviluppo e quella della coesione sociale. Dare ai giovani la possibilità concreta di restare e costruire impresa nel proprio territorio vuol dire contrastare lo spopolamento, rafforzare le filiere locali e rendere più solido il presidio produttivo delle aree rurali.

A chiudere i lavori è stato il presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani, Cristiano Fini, che ha richiamato il valore strategico del protagonismo giovanile per la tenuta del sistema-Paese e per la competitività dell’agricoltura italiana sui mercati internazionali. È una lettura che coglie il punto essenziale: il futuro del comparto non dipenderà soltanto dalla capacità di resistere alle difficoltà, ma dalla possibilità di trasformare una nuova generazione di imprenditori in leva reale di cambiamento. L’assemblea di Roma ha mostrato che questa consapevolezza è ormai pienamente dentro il dibattito agricolo nazionale.

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Fabiana Fissore

Fabiana Fissore è web editor e creator di contenuti dedicati a lifestyle urbano ed eventi locali. Racconta la città con uno stile fresco e coinvolgente, a stretto contatto con il territorio.