Peperone Roggianese, Arsac studia due ecotipi a Cosenza
27/05/2026
Il Peperone Roggianese è al centro di una nuova caratterizzazione morfologica e produttiva realizzata da Arsac nel campo sperimentale dimostrativo “Casello” di San Marco Argentano, in provincia di Cosenza. Lo studio, pubblicato sulla Rivista di Orticoltura e Floricoltura di maggio 2026, riguarda le due forme della bacca, lunga e corta, di questo ecotipo calabrese legato alla tradizione agricola della Valle dell’Esaro e del Fullone.
Uno studio nel campo Arsac di San Marco Argentano
La valutazione qualitativa e produttiva è stata condotta nel corso dell’annata 2025 presso il Centro sperimentale dimostrativo Arsac “Casello”. Il lavoro porta le firme di Domenico Garritano e Saverio Filippelli, dell’Azienda regionale per lo sviluppo dell’agricoltura calabrese, insieme a Maria Iacone, biologa libera professionista di Roggiano Gravina, e Alba Garritano, agronoma libera professionista di San Marco Argentano.
L’articolo prende in esame un prodotto agricolo che conserva un forte radicamento territoriale. Il Peperone Roggianese, appartenente alla specie Capsicum annuum L., è tradizionalmente coltivato nell’area di Roggiano Gravina e nei territori vicini. La memoria locale fa risalire le prime coltivazioni all’inizio dell’Ottocento, quando il prodotto fresco e secco iniziò a essere commercializzato nei comuni montani e lungo l’Alto Tirreno cosentino.
Due forme della bacca riconosciute dai consumatori
La ricerca evidenzia la presenza di due forme morfologicamente distinguibili, riferite alla lunghezza e alla struttura del frutto: una bacca lunga e una bacca corta. Entrambe vengono riconosciute dai consumatori come Peperone Roggianese, segno di una continuità agricola e culturale che ha accompagnato la selezione del prodotto per generazioni.
Alla base di questa identità varietale c’è il lavoro degli agricoltori, che nel tempo hanno selezionato le bacche migliori, preparato semenzai accurati e adattato le pratiche colturali alle condizioni pedoclimatiche locali. Secondo quanto riportato nello studio, questo percorso consente di considerare l’ecotipo come varietà locale, in riferimento alle linee guida nazionali sulla conservazione della biodiversità agraria.
Una coltura adattata al clima dell’Esaro
L’areale di coltivazione è caratterizzato da estati calde e secche, con forte evapotraspirazione. In queste condizioni molte varietà ibride di peperone faticano ad adattarsi, mentre il Peperone Roggianese ha sviluppato nel tempo una buona risposta all’ambiente, distinguendosi per caratteristiche apprezzate sul piano alimentare e produttivo.
Tra gli elementi richiamati dagli autori figurano la sapidità elevata, la polpa sottile, il contenuto in fibra e la digeribilità. Proprio la polpa sottile rappresenta uno dei tratti più riconoscibili del prodotto e contribuisce al legame tra i due ecotipi studiati e le pratiche tradizionali del territorio.
La pubblicazione rilancia quindi l’attenzione su una risorsa agricola identitaria della Calabria interna, dove ricerca applicata, conservazione della biodiversità e valorizzazione delle produzioni locali possono sostenere il lavoro delle aziende e rafforzare il racconto dei territori rurali.
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Annalisa Biasi è content creator e articolista focalizzata su cultura, attualità e storie dal territorio. Ama raccontare persone ed eventi con uno stile chiaro, empatico e contemporaneo.