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Agricoltura e transizione ecologica dalla Calabria

15/04/2026

Agricoltura e transizione ecologica dalla Calabria

Nella discussione sulla transizione ecologica, il settore agricolo continua a occupare una posizione decisiva, perché è proprio nei campi, nelle filiere produttive e nella gestione quotidiana del territorio che si misura la distanza tra gli obiettivi dichiarati e la loro reale praticabilità. L’incontro promosso dalla FIDAPA l’11 aprile a Corigliano-Rossano ha rimesso al centro questo nodo, offrendo un’occasione di confronto su un tema che, in Calabria, assume un rilievo ancora più netto per il peso economico, ambientale e sociale dell’agricoltura.

Tra gli interventi che hanno segnato con maggiore chiarezza il dibattito, quello di Maria Possidente, presidente di AGIA Calabria, ha delineato una visione che tiene insieme sostenibilità, competitività e tutela concreta del territorio, evitando letture astratte o puramente prescrittive. Il punto di partenza è chiaro: la sostenibilità non può più essere considerata un adempimento imposto dall’esterno, ma deve diventare la condizione stessa per mantenere vitale e credibile il sistema agricolo.

Una sostenibilità che cambia con i territori e con le colture

Nel ragionamento proposto da AGIA Calabria emerge una convinzione precisa: non esiste una sola ricetta valida per tutte le aziende agricole. Le trasformazioni in corso, dall’instabilità climatica alla pressione dei mercati, impongono modelli differenziati, capaci di adattarsi alle caratteristiche dei territori e delle produzioni. Nelle aree marginali si rafforza così il ruolo dell’agricoltura rigenerativa, mentre nelle pianure la sfida si sposta sull’iper-efficienza tecnologica, con processi produttivi sempre più accurati nella gestione delle risorse. Nei contesti urbani o periurbani, invece, acquistano peso i sistemi circolari, chiamati a integrare produzione, sostenibilità e prossimità.

È una lettura che riflette una maturazione del comparto. La sostenibilità, in questa prospettiva, non è un sacrificio da accettare in nome di un principio generale, ma una leva per rispondere a una domanda che oggi chiede biodiversità, tracciabilità, uso responsabile del suolo e riduzione degli sprechi, senza per questo rinunciare alla produttività. Per le imprese agricole il problema non è scegliere tra redditività e responsabilità ambientale, ma trovare strumenti tecnici, normativi e finanziari che rendano queste due dimensioni compatibili.

Acqua, suolo e agrumicoltura: le emergenze che chiedono risposte strutturali

Nel caso calabrese, la questione climatica assume contorni molto concreti. La crescente “tropicalizzazione” del clima, con l’alternanza sempre più frequente tra siccità prolungate e precipitazioni violente, mette sotto pressione sia le colture sia l’equilibrio dei territori. Da qui la richiesta avanzata da AGIA Calabria di un Piano Straordinario per l’Acqua, capace di intervenire sulle perdite della rete, indicate come ancora enormi, e di sostenere investimenti in invasi e sistemi di irrigazione ultra-precisa.

Accanto all’acqua, c’è il tema del suolo. La richiesta di una legge nazionale sul “Suolo Zero” nasce dalla consapevolezza che la cementificazione continua a sottrarre spazi agricoli e a indebolire la capacità del territorio di assorbire gli effetti degli eventi estremi. In questa cornice gli agricoltori non vengono più descritti soltanto come produttori, ma come soggetti che svolgono una funzione di presidio ambientale e manutenzione diffusa del paesaggio. Per questo AGIA Calabria insiste sulla necessità di riconoscere e remunerare i servizi ecosistemici, rafforzando parallelamente strumenti come agrivoltaico e biometano.

Particolarmente sensibile, per il territorio di Corigliano-Rossano e per larga parte dell’economia agricola calabrese, è il capitolo dell’agrumicoltura. Qui la crisi climatica mostra già effetti tangibili e mette a rischio una coltura che rappresenta un asse identitario oltre che produttivo. La presidente Possidente ha richiamato con forza il ruolo della ricerca, chiedendo uno sforzo maggiore nello sviluppo di portinnesti capaci di resistere ai nuovi scenari climatici, sia in condizioni di carenza idrica sia in presenza di piogge intense e improvvise. È una richiesta che segnala come la tenuta del comparto non dipenda soltanto dalla capacità delle imprese di adattarsi, ma anche dalla qualità del rapporto tra produzione agricola, innovazione scientifica e trasferimento tecnologico.

Nella parte finale del suo intervento è emerso anche un messaggio politico più ampio. Il Green Deal europeo, secondo AGIA Calabria, potrà reggere soltanto se accompagnato da pragmatismo, strumenti reali e tempi compatibili con la sostenibilità economica delle aziende. La riduzione dei fitofarmaci, in questa chiave, viene considerata un obiettivo condivisibile solo a condizione che sia affiancato da alternative concrete: biocontrollo, agricoltura 4.0, sperimentazione in campo e nuove biotecnologie applicate alle colture. Il passaggio decisivo sta proprio qui: evitare un approccio punitivo e costruire invece un’innovazione agricola che renda possibile la transizione senza scaricarne il costo interamente sulle imprese.

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Fabiana Fissore

Fabiana Fissore è web editor e creator di contenuti dedicati a lifestyle urbano ed eventi locali. Racconta la città con uno stile fresco e coinvolgente, a stretto contatto con il territorio.